Mercoledì, 28 Luglio 2021

Redditi di lavoro dipendente

 

Quali redditi rientrano nell’accezione di redditi di lavoro dipendente?

Sono redditi di lavoro dipendente quelli che derivano da rapporti che si caratterizzano per:

  1. assenza di autonomia organizzativa e decisionale;
  2. soggezione all’autorità del datore di lavoro.

A tal riguardo, non assume rilievo il fatto che il datore di lavoro sia pubblico o provato.

Ed ancora, rientrano tra i redditi di lavoro dipendente:

  1. il reddito di lavoro a domicilio, quando esso è considerato lavoro dipendente ai sensi della vigente legislazione sul lavoro;
  2. le somme che il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore per effetto di una sentenza di condanna;
  3. le pensioni collegate a un precedente rapporto di lavoro, e gli assegni ad esse equiparati. A tal riguardo, non rientrano tra i redditi di lavoro dipendente le pensioni risarcitorie;
  4. rivalutazioni e interessi su crediti di lavoro;
  5. le somme percepite dall’ex-dipendente a fronte di un patto di non concorrenza.

 

Determinazione del reddito di lavoro dipendente

Nella determinazione dei redditi di lavoro valgono le seguenti regole:

  1. il principio della cassa. I redditi di lavoro vengono tassati nel periodo d’imposta in cui vengono percepiti. Per i redditi in natura, in maniera analoga, si tiene conto del momento in cui il lavoratore fruisce del servizio o riceve il bene. In realtà, è prevista una deroga al principio della cassa, i redditi percepiti entro il 12 gennaio si imputano al periodo d’imposta precedente;
  2. la tassazione del reddito lordo. Nel caso dei redditi di lavoro dipendente non è ammessa la deduzione dei costi sostenuti per la produzione del reddito. Al contempo, però, è ammessa una detrazione forfettaria dall’IRPEF complessiva, nella misura del 19%, di alcune spese (come le spese mediche ecc.). Tali detrazioni altro non rappresentano che una forfettizzazione dei costi sostenuti dal dipendente per la produzione del reddito;
  3. principio di omnicomprensività. Il reddito di lavoro dipendente è costituito da:
    1. proventi percepiti in relazione al rapporto di lavoro;
    2. tutti i redditi percepiti dal lavoratore, in denaro o in natura;

Per quanto riguarda il punto sub a), rientrano tra i redditi di lavoro dipendente non solo le somme pagate dal datore per il lavoro effettivamente svolto, ma anche le somme pagate al lavoratore in relazione al rapporto di lavoro, e quindi indipendentemente dal lavoro effettivamente svolto, come ad esempio i redditi di lavoro dipendente le indennità di malattia, le indennità di maternità, gli assegni familiari, l’indennità per la reintegrazione delle energie psicofisiche spese per aver lavorato oltre l’orario di lavoro, l’indennizzo pagato per la perdita del reddito di lavoro, l’indennità di rischio, il premio fedeltà ecc.

Ed ancora, sempre sulla base del principio di omnicomprensività, sono considerate reddito di lavoro dipendente:

  • le liberalità che il datore di lavoro dona al dipendente, dato che esse non sono fatte per animus donandi, ma sono “liberalità remuneratorie”;
  • i compensi ricevuti dal dipendente sotto forma di partecipazioni agli utili;
  • le somme non corrisposte dal datore di lavoro ma da terzi. Si pensi alle pensioni erogate dall’INPS.

Per quanto riguarda il punto sub b), sono considerati redditi di lavoro dipendente anche i redditi in natura, come i fringe benefits (art. 51 TUIR).

Per fringe benefits si intendono quei benefici garantiti dal datore di lavoro ai dipendenti in aggiunta al compenso monetario. Si pensi all’auto aziendale concessa al dipendente, ai telefoni cellulari, alle speciali assicurazioni contro la malattia e la vecchiaia, alle mense scontate, alle attività dopolavoristiche e ricreative, all’uso di abitazioni di servizio.

I fringe benefits possono essere riconosciuti al lavoratore sia dal datore di lavoro che da terzi, e possono fruirne anche i familiari del lavoratore: in ogni caso essi sono tassati come redditi del lavoratore.

Quale è il trattamento fiscale di tali beni?

I compensi in natura concorrono a formare il reddito del dipendente tramite la loro quantificazione secondo le norme sul “valore normale”. Tuttavia:

  • per i beni prodotti dallo stesso datore di lavoro, si considera il prezzo da questi praticato al grossista;
  • non è tassabile l’importo delle erogazioni di beni e servizi inferiore o pari a 258,23 euro all’anno. Se si supera tale soglia l’intero importo è tassabile;
  • alcuni compensi in natura non sono tassabili (art. 51, comma 2). Tra questi, ad esempio, le prestazioni di mensa aziendale o, in mancanza, i buoni pasto di importo inferiore o pari a:
    • 5,29 al giorno se erogati in forma cartacea;
    • 7,00 al giorno se erogati con carta elettronica.
    • Ed ancora, non sono tassabili le azioni attribuite, con funzione retributiva, alla generalità dei dipendenti (piani di azionariato diffuso[1]), ma:
  • solo nei limiti di un importo di € 2.065,83;
  • a condizione che tali azioni non siano cedute a terzi e/o al datore di lavoro nel triennio successivo.
  • per talune tipologie di beni/servizi valgono criteri specifici di quantificazione. Ad esempio, nel caso dell’auto aziendale, il valore normale è determinato come pari a:

30% costo km ACI per 15.000 km – costi addebitati al dipendente

Dove:

  • il costo km è quantificato e reso pubblico dall’ACI entro il 31.11 dell’anno precedente;
  • il costo km per 15.000 km di percorrenza preso in considerazione deve essere quello indicato per il veicolo della stessa specie di quello concesso al dipendente, e in mancanza quello del veicolo più simile;

Tale norma trova applicazione solo in caso di c.d. “uso promiscuo” del mezzo.

 

Rimborsi spese

Il regime dettato dal legislatore fiscale per i rimborsi spese[2] erogati al dipendente nel caso di trasferte ha lo scopo principale di evitare evasioni dell’imposizione tramite “mascheramento”, sotto forma di rimborso, di somme in realtà spettanti al percipiente a titolo di lavoro dipendente.

La disciplina è differenziata a seconda che la meta della trasferta sia al di fuori o dentro il territorio comunale.

Nel caso di trasferte nel Comune non sono tassate esclusivamente le spese di trasporto comprovate da documento rilasciato dal vettore, mentre rimangono imponibili le indennità di trasferta (tali indennità confluiranno nel reddito imponibile del lavoratore dipendente).

Nel caso di trasferte al di fuori del Comune rientrerà nella base imponibile del lavoratore dipendente solo quella parte dell’indennità di trasferta che supera determinati limiti stabiliti a seconda dei casi.

PERCHÉ TALE SCELTA DEL LEGISLATORE?

Tale scelta risiede nella doppia natura dell’indennità di trasferta, retributiva ed indennizzatoria al contempo. Stabilendo che le indennità di trasferta sono tassabili solo a partire da un certo importo, il Legislatore mira a colpire con l’imposizione soltanto la parte retributiva dell’indennità di trasferta. tralasciando la parte indennizzatoria.

Sempre a tal riguardo, l’art. 51, comma 5, del TUIR stabilisce che il trattamento fiscale delle indennità percepite per le trasferte o le missioni fuori del territorio comunale sia diverso a seconda che i rimborsi siano determinati in maniera forfettaria o analitica.

Nel caso di rimborsi forfettari, le indennità percepite per le trasferte o le missioni fuori del territorio comunale concorrono a formare il reddito per la parte eccedente lire 90.000 (euro 46,48) al giorno, elevate a lire 150.000 (euro 77,47) per le trasferte all'estero, al netto delle spese di viaggio e di trasporto.

Ma, in caso di rimborso delle spese di alloggio, ovvero di quelle di vitto, o di alloggio o vitto fornito gratuitamente il limite è ridotto di un terzo.

Ed ancora, il suddetto limite è ridotto di due terzi in caso di rimborso sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto.

In caso di rimborso analitico delle spese per trasferte o missioni fuori del territorio comunale non concorrono a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all'alloggio, al viaggio e al trasporto, nonché i rimborsi di altre spese, anche non documentabili, eventualmente sostenute dal dipendente, sempre in occasione di dette trasferte o missioni, fino all'importo massimo giornaliero di lire 30.000 (euro 15,49), elevate a lire 50.000 (euro 25,82) per le trasferte all'estero.

 

Redditi assimilati ai redditi di lavoro dipendente

L’art. 50 del TUIR elenca tutta una serie di redditi che sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente. Tra questi, a titolo d’esempio, è possibile individuare:

  • le borse di studio, per addestramento professionale e simili, sempreché il beneficiario non sia lavoratore subordinato alle dipendenze dell’erogante, altrimenti si avrebbe un reddito di lavoro dipendente in senso stretto;
  • assegni periodici riconosciuti dal coniuge per il proprio mantenimento a seguito di separazione o divorzio;
  • i redditi di collaborazione coordinata e continuativa (lavoro a progetto), qualora l’attività svolta non rientri tra quelle di lavoro dipendente o autonomo.

L’assimilazione di questi redditi a quelli di lavoro comporta, in linea di massima, l’applicazione anche a tali redditi della disciplina del lavoratore dipendente, con alcune particolarità:

  1. per alcuni redditi la base imponibile non è pari all’importo percepito, perché sono accordati abbattimenti forfettari per le spese;
  2. anche i redditi assimilati sono soggetti a ritenuta, commisurata all’imponibile;
  3. ad alcuni redditi assimilati non si applicano le detrazioni dall’imposta previste per i redditi di lavoro dipendente.

 

I redditi di collaborazione coordinata continuativa

Sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente anche i redditi di collaborazione coordinata continuativa.

Cosa si intende per redditi di collaborazione coordinata continuativa?

Tale tipo di rapporto si distingue da quello di dipendenza in quanto:

  1. non vi è un vincolo di subordinazione del lavoratore rispetto al datore di lavoro;
  2. non vi è l’utilizzo di mezzi organizzati (scrivania in ufficio).

Si pensi, a titolo di esempio, alle cariche di amministratore, sindaco e revisore di società. Un altro esempio è rappresentato dalle collaborazioni con giornali, riviste, enciclopedie e simili.

 

[1] Nei piani di azionariato diffuso le azioni sono attribuite alla totalità dei dipendenti. Se, invece, l’attribuzione di azioni riguarda solo specifiche categorie di dipendenti, allora si parla di stock option. In tal caso, diversamente da prima, il valore delle azioni concorreranno alla formazione del reddito imponibile del dipendente al momento dell’assegnazione o della riscossione.

[2] I rimborsi spesa per trasferte in genere comprendono due componenti:

  • Indennità di trasferta, che coprono in via forfettaria le spese di vitto e alloggio;
  • Spese di trasporto (o viaggio), che il lavoratore documenterà presentando i biglietti aerei, taxi, treno acquistati per la trasferta.

Dall’indennità di trasferta di differenzia la “diaria”, riconosciuta quando Il dipendente presta il proprio lavoro fuori dal comune ove ha sede l'impresa, nell'arco della giornata senza pernottare.

 

BIBLIOGRAFIA:

F. Tesauro, “Istituzioni di diritto tributario. Vol. 2: Parte speciale”, Roma, Utet, 2012;

G. Marongiu e A. Marcheselli, “Lezioni di diritto tributario”, Torino, Giappichelli Editore, 2013;

 

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