Mercoledì, 28 Luglio 2021

Società di persone - Disciplina comune

 

Premesse

Nella disciplina delle società è possibile distinguere una disciplina generale, comune a tutte o più tipi di società, ed una disciplina speciale relativa alla specifica tipologia di società considerata.

Pertanto, alla disciplina generale delle società, di cui al precedente articolo, è possibile affiancare una disciplina generale delle società di persone, illustrata nel presente articolo. Chiuderà la trattazione sulle società di persone, l’esposizione della disciplina speciale delle singole tipologie di società di persone, che avverrà nei prossimi articoli.

 

Società di persone - Disciplina comune

Le società di persone sono:

  1. la società semplice (s.s.);
  2. la società in nome collettivo (s.n.c.);
  3. la società in accomandita semplice (s.a.s.).

La disciplina generale di tutte la società di persone, è costituita dalla disciplina della società semplice, che verte sui seguenti argomenti:

  1. disposizioni generali sul contratto (sezione I, del titolo V);
  2. rapporti tra i soci (sezione II, del titolo V);
  3. rapporti con i terzi (sezione III, del titolo V);
  4. scioglimento totale o parziale della società (sezione IV e V, del titolo V).

 

1.    Disposizioni generali sul contratto – sezione I

Tutte le società di persone nascono dal contratto di società. A tal riguardo, l’art. 2247 c.c. stabilisce che “con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili”.

A ciò l’articolo 2251 aggiunge che la forma del contratto costitutivo di una società di persone è libera. Anche se:

  1. dovendo fare domanda per l'iscrizione al registro delle imprese, sezione speciale, occorre presentare domanda, ovviamente per iscritto, sottoscritta da tutti i soci all'unanimità;
  2. se si conferiscono beni immobili sarà necessaria la forma scritta.

Sempre con riferimento al contratto sociale, la domanda da porsi è se una società per azioni può essere socio di una società di persone?

La risposta sembra essere affermativa, anche se:

  • l'assunzione di partecipazioni, per il rischio che comportano per il socio, deve esser decisa con deliberazione dell'assemblea;
  • la società di persone deve redigere il bilancio secondo le modalità previste per la s.p.a.;
  • l'assunzione di partecipazioni deve essere notificata nel bilancio;
  • la società di persone, se ricorrono i presupposti previsti per le società di capitali, devono redigere e pubblicare il bilancio consolidato

Inoltre, una società di persone, se è partecipata da una società di capitali o se ne è socia, partecipa ad un gruppo societario: trova quindi applicazione la disciplina della direzione e coordinamento di società – art. 2497 e seguenti.

 

2.    Rapporti tra i soci – sezione II

Per quanto concerne i rapporti tra i soci sono molteplici gli aspetti da considerare, ossia:

  1. conferimenti;
  2. amministrazione e rappresentanza;
  3. potere di rappresentanza;
  4. controllo;
  5. ripartizione degli utili e delle perdite.

 

i.                    I conferimenti

Le società di persone si contraddistinguono dall’obbligo contrattuale dei soci di destinare stabilmente beni o servizi all’esercizio comune dell’attività produttiva mediante il conferimento.

Quali beni possono essere conferiti all’interno di una società di persone?

Possono essere conferiti:

  1. beni. In tal caso il termine "bene" va inteso nel senso di entità, anche immateriale, suscettibile di una valutazione economica. In tal senso sono beni anche le prestazioni di garanzia, o il consenso all'uso del proprio nome se ciò può attrarre clientela;
  2. servizi, ad esempio la prestazione di lavoro.

In linea generale, quindi, possono essere conferiti:

  1. denaro;
  2. beni in natura;
  3. crediti, ma in tal caso, afferma il c.c., il socio deve garantire la solvenza del debitore. Il socio, quindi, risponde della eventuale insolvenza del debitore;
  4. la propria prestazione di lavoro, ma in tal caso il socio non assume lo stato di lavoratore subordinato.

Con specifico riferimento al punto sub b), se sono conferiti beni in natura il contratto sociale può determinare se questi sono conferiti:

  1. in proprietà, ed in tal caso troverà applicazione, anche in tema di garanzia ( evizione), la normativa sulla vendita;
  2. in godimento, ed in tal caso troverà applicazione in tema di garanzia la normativa sulla locazione.

 

ii.                 Amministrazione

Per quanto riguarda l'amministrazione delle società di persone, il c.c. prevede la possibilità che vengano adottate 2 diverse forme di amministrazione della società:

  1. disgiuntiva. In questo tipo di amministrazione ogni socio può amministrare tutta la società, ma ogni altro socio può opporsi prima che l'operazione sia compiuta, ovviamente se temporalmente è possibile una opposizione. Se vi è una opposizione, sarà la maggioranza dei soci a decidere sulla stessa. Di solito è stabilito che solo alcuni soci hanno l'amministrazione disgiuntiva;
  2. congiuntiva. In tal caso si stabilisce che più soci prendano le decisioni a:
    1. unanimità;
    2. maggioranza. In quest'ultimo caso la maggioranza deve essere calcolata  secondo le quote di partecipazione agli utili di ciascun socio.

Con specifico riferimento al punto sub b), in realtà anche in presenza di amministratore congiuntiva è ammesso che un solo socio prenda una decisione: è il caso in cui vi sia il bisogno di compiere atti urgenti.

Presupposto ciò, la dottrina si è interrogata se un non socio o una persona giuridica possano amministrare una società di persone.

Per quanto riguarda la possibilità che un non socio sia amministratore di una società di persone, parte della dottrina lo ritiene possibile, mentre la giurisprudenza è in genere contraria sostenendo che vi debba essere sempre corrispondenza tra potere di amministrazione e responsabilità illimitata, cosa che evidentemente non accadrebbe nel caso di amministratore non socio.

Per quanto concerne la possibilità che una persona giuridica sia amministratore di una società di persone, la risposta della dottrina sembra essere affermativa, e ciò perché il c.c. ha espressamente ammesso che una società di capitali possa divenire socio di una società di persone. Dubbi, però, sorgono, sul modo attraverso il quale la persona giuridica debba amministrare la società di persone poiché manca una specifica normativa che disciplini questa ipotesi.

Volendo focalizzare la nostra attenzione sulla figura dell’amministratore, quali sono i diritti e gli obblighi dell’amministratore?

Gli amministratori:

  • possono compiere tutti gli atti di amministrazione  che rientrano nell'oggetto sociale, ma non possono modificare il contratto sociale;
  • devono svolgere i loro compiti secondo le altre regole previste dalla legge e dal contratto sociale;
  • devono svolgere i loro compiti usando la diligenza del mandatario, art. 1703 e ss. c.c.;
  • sono solidalmente responsabili verso la società per l'adempimento degli obblighi ad essi imposti dalla legge e dal contratto sociale, ma la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa.

Per quanto riguarda, infine, la revoca degli amministratori, è possibile distinguere due ipotesi:

  1. se l’amministratore è nominato nel contratto sociale, allora è revocabile solo per giusta causa;
  2. se l’amministratore non è nominato nel contratto sociale, allora è revocabile anche senza giusta causa, ma in tal caso spetta all’amministratore il risarcimento del danno.

 

iii.               Il potere di rappresentanza

il potere di rappresentanza:

  • spetta, salvo patto contrario, ad ogni socio amministratore che potrà esercitarlo congiuntamente o disgiuntamente a seconda del sistema di amministrazione scelto (congiuntivo o disgiuntivo). Si parla in tali casi di "firma congiunta" o di "firma disgiunta";
  • si estende a tutti gli atti relativi all'oggetto sociale.

Ciò vuol dire che potenzialmente l'amministratore può fare come rappresentante tutto ciò che rientra nell'oggetto sociale, ma i soci ( nel contratto sociale o successivamente) possono limitare o modificare tale potere, ed è qui che entra in gioco la conoscibilità o meno che i terzi hanno avuto delle modifiche di tale potere.

A tal riguardo, "le modificazioni e l'estinzione dei poteri di rappresentanza sono regolate dall'articolo 1396", il che vuol dire che per essere efficaci debbono essere portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei (art. 1396), non bastando la sola iscrizione nel registro delle imprese.

D’altra parte, è anche vero che in base  al d.lgs. 228\2001 per i piccoli imprenditori e le società agricole, l'iscrizione, seppure effettuata nelle sezioni speciali, ha ormai efficacia di pubblicità legale.

Conseguentemente, si potrebbe porre il problema se l'iscrizione del contratto sociale  nel registro delle imprese di una società semplice che svolge attività agricola, e dove sono contenute queste modificazioni al potere di rappresentanza, siano automaticamente opponibili ai terzi, senza più la necessita di portarle a conoscenza dei terzi con "mezzi idonei".

La risposta a questa domanda non è univoca. Secondo “DIRITTOPRIVATOINRETE” resta sempre l'obbligo per la s.s. che svolge attività agricola di eseguire questa ulteriore attività, non fosse altro perché l'art. 2266 che pone tale incombenza, si pone come norma speciale (e quindi derogatoria) rispetto a quella che prevede la generale efficacia legale di queste iscrizioni (ma sul punto non è d'accordo Campobasso).

 

iv.               controllo

Nel caso in cui vi siano soci che non amministrano, a loro spetteranno una serie di poteri di controllo e precisamente:

  • avere notizie sull'andamento della società;
  • consultare i documenti;
  • ottenere il rendiconto

Inoltre, per le società in nome collettivo e in accomandita semplice è richiesta una rendicontazione annuale nella forma del bilancio.

Diversamente, nella società semplice il bilancio non è richiesto e l’obbligo di rendiconto è al compimento degli affari sociali. Se quest’ultimo, però, ha una durata superiore all’anno i soci non amministratori hanno diritto a un rendiconto annuale – salvo che il contratto non stabilisca un termine diverso. In ogni caso tale rendiconto conterrà gli utili e le perdite e sarà assoggettato alla approvazione dei soci non amministratori.

 

v.                  Ripartizione degli utili e delle perdite

Per quanto riguarda la ripartizione degli utili e delle perdite, nel contratto sociale si può stabile che ogni socio partecipi agli utili e alle perdite:

  1. in modo proporzionale ai conferimenti. Se non è determinato il valore dei conferimenti si presumono in parti uguali;
  2. in modo non proporzionale, ma in tal caso è nullo ogni patto leonino, ossia quel patto con il quale si stabilisce che uno o più soci siano esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite. Qualora tale patto fosse stipulato, le ripartizioni degli utili e delle perdite saranno effettuate in proporzione ai conferimenti.

 

3.    Rapporti con i terzi – sezione III

Ogni società ha autonomia patrimoniale, ossia possiede un capitale, detto capitale sociale, vincolato all’attività di impresa, e il cui unico scopo è quello di fungere da garanzia per le obbligazioni dell’impresa.

Nel tempo, per effetto dello svolgimento dell’attività d’impresa, il capitale sociale potrà essere integrato da nuove ricchezze, dando vita al patrimonio sociale.

In ogni caso, se il patrimonio sociale scendesse al di sotto del capitale sociale, non vi sarà distribuzione di utili, ed i soci saranno obbligati a aumentare il patrimonio sociale sino a renderlo equivalente al capitale sociale.

 

3.    Scioglimento della società – sezione IV e V

È possibile distinguere due tipi di scioglimento:

  1. parziale, quanto uno o più soci fuoriescono dalla società senza che la stessa si estingua:
  2. totale, quando tutti i socio fuoriescono dalla società e la società viene estinta.

 

Scioglimento parziale

Può accadere che solo uno o alcuni soci cessino di essere tali. In questi casi se i soci rimasti non decidono di sciogliere la società, si verifica un caso di scioglimento parziale della società. Le cause di scioglimento parziale previste dalla legge sono:

  1. Recesso (art. 2285 c.c.);
  2. Esclusione (art. 2286 c.c.);
  3. Morte (art. 2284 c.c.).

Per quanto riguarda il recesso (art. 2285 c.c.), ogni socio può recedere dalla società con comunicazione unilaterale recettizia a tutti gli altri soci. Tale possibilità è ammessa:

    • quando la società ha durata illimitata. In tal caso la comunicazione ha effetto dopo tre mesi;
    • nei casi previsti dal contratto sociale;
    • quando c'è una giusta causa.

Per quanto riguarda l’ipotesi di esclusione (art. 2286 c.c.), questa può avvenire:

    • per gravi inadempimenti alle sue obbligazioni legali o contrattuali;
    • per aver perso la capacità di agire;
    • per aver subito una condanna penale con l'interdizione dai pubblici uffici per il discredito che ne può derivare alla società;
    • per eventi che rendono impossibile l'esecuzione del conferimento. Il socio che ha conferito un bene in godimento può essere escluso per il perimento della cosa dovuto a cause non imputabile agli amministratori

A seconda della causa scioglimento parziale, l'esclusione del socio può avvenire:

  • di diritto, cioè automaticamente. È così in caso di fallimento del socio, oppure di richiesta di liquidazione della quota del socio da parte del suo creditore;
  • per delibera degli altri soci. È così in caso di perimento del bene conferito, condanna penale, incapacità dichiarata e gravi inadempienze del socio

Per quanto concerne l’ipotesi di morte, in caso di morte del socio si hanno tre possibilità:

  • la quota del socio è liquidata la quota agli eredi;
  • si può decidere l'ingresso degli eredi del defunto;
  • si può decidere lo scioglimento della società

Dopo aver regolato i casi in cui può verificarsi uno scioglimento parziale della società, il codice civile tratta:

  1. la liquidazione della quota al socio (art. 2289 c.c.);
  2. fino a che momento il socio è responsabile per le obbligazioni sociali (art. 2290).

Con riferimento al punto sub a), al fine di liquidare la quota del socio uscente occorre:

  1. calcolare il valore della quota al tempo dello scioglimento del rapporto. A tal riguardo, nel processo di valutazione della quota del socio occorrerà tener conto non solo della quota di patrimonio sociale versata dal socio, ma anche degli incrementi conseguenti all’esercizio dell’attività sociale, degli utili, delle perdite e del valore delle operazioni in corso;
  2. se il socio ha conferito in godimento alla società un bene di sua proprietà si pagherà al socio il corrispettivo per il godimento.

Per quanto concerne il punto sub b), ossia il termine oltre il quale il socio non è più responsabile delle obbligazioni sociali, si rileva che:

  1. il socio uscente è responsabile nei confronti dei terzi fino al momento in cui si verifica lo scioglimento del rapporto sociale ( ad es. dal momento in cui il socio è stato dichiaralo fallito);
  2. l'uscita del socio deve essere portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, altrimenti il socio continuerà ad essere responsabile, salvo rivalersi sulla società.

 

Scioglimento totale

La società si estingue quando si verifica il suo scioglimento totale.

La società può estinguersi per:

  1. decorso del termine;
  2. volontà di tutti i soci;
  3. cause previste dal contratto sociale;
  4. conseguimento dell'oggetto sociale o impossibilità di conseguirlo;
  5. cessazione della pluralità dei soci

Allo scioglimento totale della società seguirà l’estinzione della stessa che, in taluni casi, potrà essere preceduta dall’avvio del processo di liquidazione.

 

Bibliografia:

G. Campobasso, “Manuale di diritto commerciale”, Roma, Utet, 2012;

A. Gambino, Daniele U. Santosuosso, “Fondamenti di diritto commerciale vol.1”, Torino, Giappichelli Editore, 2007;

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