Mercoledì, 28 Luglio 2021

Circolazione dell’azienda – art. 2556

Dopo aver dato la definizione d’azienda (art. 2555) il codice civile detta una serie disposizioni riguardanti il trasferimento dell’azienda. In particolare, con specifico riferimento al caso di trasferimento dell’azienda, sono disciplinati:

  • il divieto di concorrenza;
  • la successione nei contratti;
  • la responsabilità dell’imprenditore acquirente per i debiti derivanti dalle scritture contabili.

Nel disciplinare tali fattispecie il Legislatore si è posto l’obiettivo di assecondare la volontà delle parti con riferimento al contratto che hanno sottoscritto e, in particolare, la volontà dell’acquirente che vorrà fruire dell’azienda alle stesse condizioni dell’alienante.

 

Ambito di applicazione della disciplina

Innanzitutto, la domanda da porsi è: quando si applica la disciplina del trasferimento dell’azienda?

In tutti quei casi in cui la finalità delle parti è quella di fare in modo che il complesso aziendale nella sua interezza, o in parte di essa (ramo d’azienda), si trasferisca dall’alienante a un altro soggetto, indipendentemente dalle modalità e dalle forme contrattuali utilizzate per giungere a tale risultato.

Ne deriva che l’applicazione della disciplina in materia di trasferimento d’azienda esula dall’esistenza di un contratto di trasferimento, assumendo rilievo solo il fatto che vi sia stato o meno il trasferimento dell’azienda o di una parte della stessa.

Si ipotizzi che una impresa in difficoltà consenta a un proprio concorrente, dietro pagamento, di subentrare gradualmente nella propria clientela. Con il passare del tempo l’azienda alienante vedrà diminuire la propria clientela. Tale evento spingerà il management a licenziare sempre più dipendenti, ridurre i magazzini utilizzati affittandoli magari al concorrente, non rinnovare i macchinari giunti alla fine della loro vita utile, ovvero rivenderli al concorrente in questione. Dopo un certo periodo l’azienda non esisterà più e la sua attività sarà stata completamente acquisita dal concorrente. In tal caso vi è nei fatti un trasferimento d’azienda e, di conseguenza, dovrà essere applicata la disciplina sul trasferimento dell’azienda.

Ma, perché un imprenditore dovrebbe acquisire una azienda senza ricorrere a un contratto di cessione?

La disciplina del trasferimento dell’azienda prevede diverse norme che potrebbero essere svantaggiose per l’acquirente che, di conseguenza, potrebbe preferire aggirarle.

A titolo di esempio, il codice civile stabilisce (art. 2112 c.c.) che con il trasferimento dell’azienda il dipendente mantiene il proprio rapporto di lavoro con il cessionario: se l’acquirente è un concorrente questo potrebbe essere interessato ad acquisire la clientela dell’azienda, e non anche i dipendenti. In tali casi, in genere, sono i dipendenti i soggetti maggiormente interessati affinché si applichi la disciplina del trasferimento dell’azienda.

Il caso del tutto opposto è quello in cui le imprese stipulano un contratto di trasferimento non dando però vita alla cessione di un complesso di beni idoneo all’esercizio dell’attività d’impresa ma solo, in genere, della ditta. Si pensi, quindi, a una impresa che è interessata solo alla ditta di un concorrente, e non al totale complesso dei beni che la caratterizza. Essendo la ditta non trasferibile separatamente dall’azienda, l’alienante potrebbe proporre all’azienda che detiene la ditta di stipulare un contratto di trasferimento per l’intera impresa per poi, però, limitarsi ad acquisire la ditta e non gli altri beni dell’impresa. In tal caso non sarà applicata la disciplina del trasferimento dell’azienda proprio perché non vi è un trasferimento di un complesso idoneo all’esercizio dell’impresa. Nella fattispecie descritta sono i concorrenti dell’alienante i soggetti maggiormente interessati affinché non si applichi la disciplina del trasferimento dell’azienda.

Ritornando alla domanda originaria: quando si applica la disciplina del trasferimento d’azienda?

Con il passare del tempo la dottrina nel rispondere a tale domanda ha fissato alcuni principi chiave:

  • nel determinare l’applicabilità della disciplina sul trasferimento dell’azienda non assume rilievo il fatto che sia stato pagato o meno un avviamento. Secondo alcuni autori, infatti, se l’acquirente non corrisponde alcunché per l’avviamento ma si limita al pagamento del valore dei beni acquisiti, allora è presumibile pensare che non vi sia un complesso organizzato di beni e, di conseguenza, non risulta applicabile la disciplina sul trasferimento dell’azienda;
  • la disciplina sul trasferimento dell’azienda si applica anche a quelle imprese dove, successivamente all’acquisizione, viene cessata l’attività d’impresa;

 

Forma del trasferimento

L’art. 2556 del c.c. stabilisce, limitatamente alle imprese soggette a registrazione (imprese commerciali), la forma del contratto di trasferimento. Segnatamente:

  1. ai fini probatori, il trasferimento dell’azienda va provato con atto per iscritto. Essendo la forma scritta necessaria solo a fini probatori, la cessione d’azienda potrà essere effettuata anche per atto non scritto, salvo poi non poter provare l’acquisto dell’azienda;
  2. ai fini della sua validità, essendo l’azienda costituita da una pluralità di beni eterogenei, ognuno dei quali segue una propria legge di circolazione, il contratto di trasferimento non potrà consistere in un atto unico attraverso il quale si cedono tutti i beni dell’azienda, ma dovrà essere corredato da altri atti di trasferimento che rispettano le forme previste per i diversi beni che compongono l’azienda. A titolo esemplificativo, secondo il codice civile, il trasferimento dei beni immobili richiede la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata, pena la nullità.

Inoltre, una volta stipulato il contratto di trasferimento, questo dovrà essere depositato, entro 30 giorni, presso l’ufficio del registro delle imprese in forma pubblica o scrittura privata autenticata. La registrazione garantisce l’opponibilità del contratto di trasferimento nei confronti dei terzi.

Si pensi a un imprenditore che ha venduto la propria azienda a più soggetti, chi sarà il nuovo proprietario? Chi ha depositato per primo il contratto presso il registro delle imprese.

Quanto detto finora vale solo per le imprese soggette a registrazione. La dottrina si è interrogata se nel caso delle imprese iscritte nelle sezioni speciali del registro delle imprese (impresa agricola) l’eventuale cessione d’azienda debba essere iscritta presso il registro suddetto: la risposta sembra essere positiva.

 

Bibliografia:

G. Campobasso, “Manuale di diritto commerciale”, Roma, Utet, 2012;

A. Gambino, Daniele U. Santosuosso, “Fondamenti di diritto commerciale vol.1”, Torino, Giappichelli Editore, 2007;

A. Vanzetti, V. Di Cataldo, “Manuale di diritto industriale”, Giuffré Editore, sesta ed.

dirittoprivatoinrete.it

 

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