Mercoledì, 28 Luglio 2021

Cessazione della carica di amministratore nella S.p.A.

La cessazione della carica può esser provocata da:

  1. decorso del termine. Gli amministratori restano in carica per 3 anni anche se sono rieleggibili, salvo che lo statuto non disponga diversamente;
  2. revoca da parte dell'assemblea, che può essere deliberata liberamente in ogni tempo, salvo il diritto degli amministratori al risarcimento dei danni se non sussiste una giusta causa;
  3. rinuncia ( dimissioni) da parte degli amministratori;
  4. decadenza dall'ufficio, ove sopravvenga una delle cause di ineleggibilità (per esempio l’amministratore è stato inabilitato);
  5. morte.

Quando la cessazione dell’ufficio produce i suoi effetti? Dipende dal motivo che ha causato la cessazione della carica.

Nel caso di scadenza del termine, la cessazione dell'ufficio ha effetto solo dal momento in cui l'organo amministrativo è stato ricostituito. Gli amministratori scaduti, perciò, rimangono in carica fino all'accettazione della nomina da parte dei nuovi amministratori – cd. prorogatio.

In tutti gli altri casi, la sostituzione dell’amministratore è, o dovrebbe essere, immediata. Ciò, però, potrebbe compromettere il regolare funzionamento dell’organo amministrativo della società. Si pensi al caso in cui venga a mancare l’amministratore unico, o al caso in cui vengano revocati la maggior parte dei membri del consiglio di amministrazione. Per evitare situazioni di impasse, il Legislatore ha elaborato una dettagliata disciplina che prende le mosse da due ipotesi iniziali:

    1. se la maggior parte degli amministratori rimangono in carica, allora la cessazione ha effetto immediato. In tal caso, ovviamente, non si pone alcun problema in seguito alla cessazione dell’amministratore o degli amministratori;
    2. nel caso opposto, la cessazione dell'ufficio ha effetto solo dal momento in cui la maggioranza del consiglio si è ricostituita con l’accettazione dei nuovi amministratori.

Con specifico riferimento al punto sub b), la procedura da seguire nella sostituzione degli amministratori varia a seconda del numero di amministratori rimasti in carica.

Segnatamente, è possibile distinguere tre diverse ipotesi:

  1. se rimane in carica più della metà degli amministratori nominati dall'assemblea, i superstiti provvedono a sostituire provvisoriamente quelli venuti meno, con delibera consiliare approvata dal collegio sindacale (c.d. cooptazione). Gli amministratori cosi nominati restano in carica fino all'assemblea successiva che potrà confermarli o sostituirli;
  2. se viene a mancare più della metà degli amministratori nominati dall'assemblea, allora non si dà luogo alla cooptazione. I superstiti devono convocare l'assemblea perché provveda alla sostituzione degli amministratori mancanti. I nuovi amministratori così nominati scadono con quelli in carica all'atto della nomina, se non viene previsto diversamente dallo statuto;
  3. se vengono a cessare tutti gli amministratori o l'amministratore unico, allora il collegio sindacale deve convocare con urgenza l'assemblea per la ricostituzione dell'organo amministrativo. Nel frattempo, per evitare un vuoto totale di poteri, il collegio sindacale può compiere gli atti di gestione ordinaria.

In realtà, in deroga a quanto sopra esposto, nello statuto della società può essere introdotta la clausola che preveda il c.d. “simul stabunt, simul cadent” (che significa come insieme staranno così insieme cadranno). In tal caso, il venir meno di alcuni amministratori fa decadere l’intero consiglio.

Come accade in tal caso?

Vi sono due possibilità:

  1. gli amministratori rimasti in carica convocano d’urgenza l’assemblea per la nomina del nuovo consiglio;
  2. lo stesso statuto può prevedere che il collegio sindacale convochi d’urgenza l’assemblea che dovrà nominare i nuovi amministratori. Nel frattempo lo stesso collegio sindacale svolgerà l’ordinaria amministrazione.

A corollario di quanto sopra esposto, si rileva che la nomina e la cessazione della carica degli amministratori è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese.

                                                                                                                                                                                         Alessandro D’Antonio

 

Bibliografia:

G. Campobasso, “Manuale di diritto commerciale”, Roma, Utet, 2012; 

A. Gambino, Daniele U. Santosuosso, “Fondamenti di diritto commerciale vol.2”, Torino, Giappichelli Editore, 2007;

www.dirittoprivatoinrete.it

 

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