Mercoledì, 28 Luglio 2021

S.p.A. – operazioni sulle azioni proprie

Le operazioni che la società può mettere in atto sulle proprie azioni sono di tre tipi:

    1. sottoscrizione;
    2. acquisto delle proprie azioni;
    3. le partecipazioni reciproche.

 

a.      Sottoscrizione

In linea generale, in nessun caso la società può sottoscrivere le proprie azioni. Ciò vale sia al momento della costituzione dell’azienda che nel caso di aumenti di capitale.

Tale regola generale in realtà ammette una deroga introdotta dalla riforma del 2003, in quanto è ammessa la sottoscrizione per l'esercizio del diritto di opzione sulle azioni proprie detenute dalla società. A tal riguardo, distinguiamo due tipi di sottoscrizione delle proprie azioni:

    1. diretta, compiuta cioè in nome della società;
    2. indiretta, compiuta cioè da terzi in nome proprio, ma per conto della società.

Cosa accade se tale divieto non è rispettato?

L'autosottoscrizione (diretta o indiretta) non comporterà la nullità dell’operazione, ma le azioni devono essere liberate dai soggetti che materialmente hanno violato il divieto, ossia:

  • nel caso di sottoscrizione diretta, le azioni devono essere liberate dai promotori e dai soci fondatori o, nel caso di aumento del capitale sociale, dagli amministratori;
  • nel caso di sottoscrizione indiretta, le azioni devono essere liberate dai terzi. Insieme a questi ultimi rispondono, solidalmente, anche i promotori o i soci fondatori e, nel caso di aumento del capitale sociale, gli amministratori.

 

b.     Acquisto delle proprie azioni

L’acquisto delle proprie azioni è vietata alla S.p.A. in quanto tale operazione può dar luogo ad una riduzione del capitale reale, ossia della garanzia posta per le obbligazioni assunte dall’impresa, e ciò in quanto verrebbe meno il principio di autonomia patrimoniale che caratterizza tutte le società.

Ad esempio, se una società con un capitale sociale nominale pari a 1.000 e capitale reale pari a 1.000 (patrimonio netto), impiega somme per 1.000 nell'acquisto di azioni proprie, essa non fa altro che rimborsare ai soci il valore delle azioni. Il capitale sociale nominale resta 1.000, ma il capitale reale si è ridotto a zero. Conseguentemente si crea una situazione di pericolo per i creditori sociali che non avranno più la possibilità di agire sul patrimonio della società qualora questa sia insolvente nei loro confronti.

Il problema non si pone quando le azioni vengono acquistate con gli utili conseguiti o le altre eccedenze di bilancio disponibili, in quanto queste ultime possono anche essere distribuite ai soci.

In quest’ultimo caso, però, dovranno essere rispettate quattro condizioni, ossia:

  • le somme impiegate nell'acquisto non possono eccedere l'ammontare degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato;
  • l'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea ordinaria che deve fissare:
    • le modalità di acquisto;
    • l'ammontare massimo delle azioni da acquistare;
    • la durata, che non può essere superiore a diciotto mesi;
  • le azioni da acquistare devono essere interamente liberate;
  • il valore nominale delle azioni acquistate non può eccedere la decima parte del capitale sociale tenendo conto anche delle azioni possedute da società controllate

Cosa accade se vengono violate tale condizioni?

Le azioni acquistate devono essere vendute entro un anno dal loro acquisto secondo le modalità fissate dall'assemblea, in mancanza si dovrà procedere al loro annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale sociale.

In realtà tali condizioni non sono richieste quando l'acquisto avviene in esecuzione di una delibera assembleare di riduzione del capitale sociale, da effettuarsi mediante riscatto o annullamento di azioni. In questo caso l'acquisto di azioni proprie costituisce un rimborso di conferimenti ai soci.

Infine, alla società è vietato di concedere prestiti o fornire garanzie di qualsiasi tipo a favore di soci o dei terzi per la sottoscrizione o l'acquisto di azioni proprie. La società non può, inoltre, accettare azioni proprie in garanzia.

Eventuali contratti di garanzia o di finanziamento sono nulli.

 

c.      Partecipazioni reciproche

Le partecipazioni reciproche fra società di capitali (la società A partecipa al capitale della società B e viceversa) danno luogo a pericoli di carattere patrimoniale e amministrativo non diversi da quelli visti per la sottoscrizione e l'acquisto di azioni proprie.

Pericoli che diventano particolarmente accentuati quando fra le due società intercorre un rapporto di controllo, e ciò in quanto la Società controllata può subire facilmente le direttive della controllante nella scelta dei propri investimenti azionari – acquisto azioni di altre società - e nell'esercizio di voto – attraverso il quale si decide se acquistare o meno le azioni di un’altra impresa.

Quali sono i suddetti pericoli patrimoniali?

Se due società si costituiscono o aumentano capitale sociale sottoscrivendo l'una il capitale dell'altra, si avrà una moltiplicazione illusoria di ricchezza; aumenta cioè il capitale sociale nominale delle due società, senza che si incrementi di una sola lira il rispettivo capitale reale.

Ciò ha spinto il Legislatore a prescrivere che in nessun caso la società controllata può sottoscrivere un aumento di capitale deliberato dalla controllante, sia direttamente, sia avvalendosi di terzi.

Che succede qualora non vengano rispettati i suddetti divieti?

Il Legislatore prevede delle sanzioni a carico degli amministratori della società controllata – a meno che non dimostrino di non avere colpa – ovvero del terzo che ha sottoscritto le azioni per conto della controllata.

La suddetta regola generale prevede le stesse deroghe viste precedentemente per l’acquisto delle proprie azioni?

Ossia l’acquisto delle azioni della controllata, da parte della controllante, sono ammesse quando vengono rispettate alcune condizioni:

    1. le somme impiegate nell'acquisto non possono eccedere l'ammontare degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato dalla società controllante;
    2. l'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea ordinaria della controllata che deve fissare:
      • le modalità di acquisto;
      • l'ammontare massimo delle azioni da acquistare;
      • la durata, che non può essere superiore a diciotto mesi.
    3. le azioni da acquistare devono essere interamente liberate;
    4. il valore nominale delle azioni acquistate non può eccedere la decima parte del capitale sociale della società controllante tenendo conto anche delle azioni possedute dalla stessa controllante o dalle altre società da essa controllate;
    5. la società controllata non può esercitare il diritto di voto nelle assemblee della controllante.

Cosa accade se non vengono rispettate le suddette condizioni?

Le azioni o quote acquistate in violazione di tali condizioni devono essere alienate entro un anno dal loro acquisto, in mancanza la società controllante deve procedere senza indugio al loro annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale sociale. 

La società controllata ha diritto, però, al rimborso del valore delle azioni annullate, determinato secondo i criteri stabiliti nella disciplina del diritto di recesso.

 

Partecipazioni reciproche tra società non quotate o non legate da un rapporto di controllo

La suddetta disciplina sulle partecipazioni reciproche varia qualora le aziende in questione siano società:

  • non quotate;
  • non legate da un rapporto di controllo.

Nel caso delle società non quotate, l'acquisto reciproco di azioni è possibile senza alcun limite quando le due società, pur avendo un rapporto di controllo, non sono quotate in borsa.

Nel caso delle società non legate da un rapporto di controllo, sono previsti solo limiti quantitativi agli incroci azionari. Se:

  • entrambe le società sono quotate, l'incrocio non può superare il tetto del 2% del capitale con diritto di voto (elevato al 5% tramite accordo fra le due società);
  • una sola delle società è quotata, la società quotata può arrivare fino al 10% del capitale della società non quotata, fermo restando il tetto del 2% per quest'ultima

Che succede se non vengono rispettati i suddetti limiti?

La società che ha superato il limite:

  • non può esercitare il diritto di voto per le azioni o quote possedute in eccedenza rispetto alla percentuale consentita;
  • deve alienare l'eccedenza entro 12 mesi. In caso di mancata alienazione, la sospensione del diritto di voto si estende all'intera partecipazione e quindi anche alla parte che può essere legittimamente posseduta.

                                                                                                                                                                            Alessandro D’Antonio

Bibliografia:

G. Campobasso, “Manuale di diritto commerciale”, Roma, Utet, 2012;

A. Gambino, Daniele U. Santosuosso, “Fondamenti di diritto commerciale vol.2”, Torino, Giappichelli Editore, 2007;

www.dirittoprivatoinrete.it

 

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