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IL PICCOLO IMPRENDITORE

Il piccolo imprenditore

 

Secondo l’art. 2083 del c.c. “Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli imprenditori e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia”.

La parte finale del suddetto art. 2083 c.c. ampia la categoria di piccoli imprenditori a tutte quelle attività che soddisfano 2 criteri:

  1. l'imprenditore presta il proprio lavoro nell'impresa;
  2. il suo lavoro e quello dei suoi familiari che collaborano nell'impresa prevalga sia rispetto al lavoro altrui sia rispetto al capitale proprio o altrui investito nell'impresa.

Da ciò discende che non potrà essere considerato piccolo imprenditore chi impiega ingenti capitali, anche se lavora da solo, ad es. un gioielliere.

L'elemento fondamentale è dato, quindi, dalla "prevalenza" del lavoro proprio o della propria famiglia sul capitale e sul lavoro altrui.

Ma che si intende per prevalenza?

La prevalenza del lavoro proprio e familiare è stato inteso dai giuristi in senso:

  • qualitativo-funzionale, e questa è la visione abbracciata dall'art. 2083 del c.c. In tal caso il lavoro proprio o familiare è prevalente se permette di caratterizzare qualitativamente il prodotto finito.
  • ESEMPIO: un bravo sarto che delega ai suoi dipendenti il taglio delle stoffe mentre è egli stesso che definisce i modelli e cuce le vesti;
  • quantitativo, e questa è la visione abbracciata dall'art 1 della legge fallimentare. In tal caso sono considerati piccoli imprenditori e non sono soggetti a fallimento quelle attività che soddisfano 3 criteri:
    • un attivo patrimoniale non superiore a € 300.000;
    • ricavi non superiori a € 200.000€;
    • debiti non superiori a € 500.000.

Il superamento di uno di questi limiti, porta l'imprenditore ad entrare automaticamente nella categoria delle imprese soggette a fallimento pur essendo configurabile, sulla base dell’art.2083 del c.c. , come piccolo imprenditore.

Viceversa, la nuova normativa ammette che anche l’imprenditore commerciale – per regola soggetto a fallimento – può essere esonerato dal fallimento se rispetta i suddetti limiti dimensionali.

 

Disciplina del piccolo imprenditore

Il piccolo imprenditore a differenza dell’imprenditore commerciale:

  • pur potendo svolgere attività commerciale, non può essere sottoposti al fallimento, a meno che non rispettano i vincoli dell'art. 1 della legge fallimentare;
  • non ha l'obbligo di tenuta delle scritture contabili;
  • non deve iscriversi nella sezione ordinaria del registro delle imprese, ma nella sezione speciale che lo riguarda.

 

Bibliografia:

G. Campobasso, “Manuale di diritto commerciale”, Roma, Utet, 2012;

A. Gambino, Daniele U. Santosuosso “Fondamenti di diritto commerciale vol.1”, Torino, Giappichelli Editore, 2007;

dirittoprivatoinrete.it

 

 

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Ultima modifica il Giovedì, 03 Marzo 2016 22:18
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