Venerdì, 18 Giugno 2021

I problemi interpretativi relativi all'art. 117 del TUB

L'art. 117, comma 4. del TUB stabilisce che "i contratti indicano il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora".

Al successivo comma 6, inoltre, è chiarito che "Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati".

Cosa accade se tali norme non vengono rispettate?

Risponde a tale domanda l'art. 117, comma 7, del TUB, secondo il quale "In caso di inosservanza del comma 4 e nelle ipotesi di nullità indicate nel comma 6, si applicano (...) il tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell'economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione"

 Conseguentemente, nel caso in cui nel contratto non siano indicati gli interessi praticati al Cliente, ovvero nel caso in cui per la determinazione degli interessi si faccia riferimento agli usi, allora gli stessi interessi dovranno essere ricalcolati applicando il tasso nominale minimo e quello massimo dei buoni ordinari indicati dal Ministero del Tesoro emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto, rispettivamente, per le operazioni attive  e per quelle passive.

Tutto chiaro?

Sembrerebbe di si, ma non è così.

Il dibattito giurisprudenziale si è concentrato sulle modalità di quantificazione del risarcimento, questione prettamente tecnica e non giuridica.

Il più importante dilemma deriva da un problema interpretativo dell'art. 117, comma 7, del TUB. In pratica, l'articolo in questione indica di ricalcolare gli interessi attivi e passivi derivanti dal conto corrente sostituendo i tassi applicati dalla Banca con i tassi BOT rispettivamente, passivi e attivi emessi dodici mesi la conclusione del contratto.

Proprio sulla formula "conclusione del contratto" si è divisa la giurisprudenza. Secondo alcuni giudici, la maggior parte, dato che il tasso BOT cambia di trimestre in trimestre per via dell'inflazione, sarebbe più opportuno variare i tassi BOT utilizzati nella ricostruzione contabile utilizzando sempre quelli dei dodici mesi precedenti il trimestre considerato. Altri giudici, invece, rifacendosi ad una interpretazione letterale dell'articolo 117 del TUB, ritengono che debbano essere utilizzati nella ricostruzione contabili sempre i tassi BOT dei dodici mesi precedenti la stipula del contratto, non variando gli stessi per tutta la durata del contratto.

Il dibattito accademico è aperto.

 

Considerazioni sulla corretta interpretazione dell'articolo 117, comma 7.

Come accade spesso, anche in tal caso, si ritiene che la corretta interpretazione vada scelta rifacendosi alla ratio della norma (ossia l'art. 117), rinvenibile nella volontà del Legislatore di punire l'istituto di credito che ha applicato al correntista dei tassi non pattuiti espressamente.

Premesso quanto sopra esposto appare evidente che la corretta interpretazione debba essere quella di variare nel tempo i tassi BOT applicati nella ricostruzione contabile, utilizzando i saggi di interesse dei titoli di Stato dei 12 mesi precedenti il trimestre sotto esame. Ed infatti, se non si applicasse tale interpretazione, in molti casi, l'istituto di credito si ritroverebbe avvantaggiato, vedendosi riconosciuti addirittura più interessi di quelli applicati di fatto, ovvero vedendosi riconosciuti interessi usurari.

A tale conclusione, si ravvisa, è giunto anche il Tribunale di Lecce, Sezione distaccata di Maglie, estensore Dott. Angelo RIZZO, sentenza n. 407 del 16 dicembre 2009 che ha così chiaramente statuito:

In ogni caso si contesta recisamente la tesi secondo cui si pretenderebbe di applicare dal 9 luglio 1992 al soddisfo il tasso massimo dei BOT rilevato nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto, senza effettuare alcuna variazione di detto tasso durante il corso del rapporto. Tale tasso massimo dei BOT, com’è noto, è pari (alla data del 9 luglio 1991) al 13,64% per le operazioni a credito del correntista e mantenendo detto tasso invariato nel tempo si andrebbero, perfino, a superare i limiti di tollerabilità fissati dalla legge 108/96 per contrastare il fenomeno dell’usura".

Ovviamente, ogni Tribunale ha un proprio orientamento.

                                                                                                                                                   Alessandro D'Antonio



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