Venerdì, 18 Giugno 2021

IVA - BASE IMPONIBILE, ALIQUOTE, RIVALSA E DETRAZIONE

 

 

Base imponibile IVA

L’art. 13, comma 1, stabilisce che la base imponibile dell’IVA è costituita dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o prestatore secondo quanto pattuito a livello contrattuale, compresi gli oneri, le spese ed i debiti inerenti.

Pertanto, la base imponibile IVA, di regola, non è pari al valore normale o al valore venale dell’oggetto del contratto, ma più semplicemente è posta come pari al corrispettivo pattuito.

Da tale disposizione ne conseguono due importanti conseguenze:

  1. non è possibile per le parti stabilire il corrispettivo ai soli fini fiscali;
  2. all’Amministrazione non è consentito sindacare il corrispettivo indicato in fattura.

Tale regola generale incontra diverse deroghe. La più importante riguarda le operazioni infragruppo: al fine di ostacolare manovre elusive, negli scambi tra imprese dello stesso gruppo, ove fosse pattuito un prezzo inferiore al valore normale del bene/prestazione, l’imposta dovrà essere calcolata sul valore normale del bene/servizi fornito.

CHE SI INTENDE PER VALORE NORMALE?

Il valore normale è il prezzo mediamente praticato per beni e servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui è stata effettuata l’operazione o nel tempo e nel luogo più prossimi (art. 14, comma 3).

VANNO A FAR PARTE DELLA BASE IMPONIBILE IVA TUTTI I CORRISPETTIVI?

No. L’art. 15 elenca tutta una serie di corrispettivi che non partecipano alla formazione della base imponibile IVA. Tra questi, gli interessi moratori e le somme dovute a titolo di penalità per ritardi o altre irregolarità, ed anche le somme dovute a titolo di rivalsa IVA (altrimenti si pagherebbe l’IVA sull’IVA).

 

Aliquote

Le aliquote dell’IVA sono molteplici e dipendono dall’oggetto dell’operazione.

Vi è una aliquota “normale” (21%), una aliquota ridotta per i generi di largo consumo (10%) ed una aliquota ancor più ridotta per i generi di prima necessità (4%).

 

Rivalsa

L’istituto della rivalsa (art. 18) implica che il soggetto passivo che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi imponibili ha il diritto (obbligo) di rivalersi nei confronti del cessionario o del committente. In tal modo il debito tributario è neutralizzato dalla rivalsa.

Da quanto detto sopra emerge chiaramente che la rivalsa è un credito del soggetto passivo IVA nei confronti della controparte che sorge con:

  1. effettuazione di una operazione imponibile; ed
  2. emissione della relativa fattura.

Si noti, la rivalsa non è solo un diritto, ma un obbligo. La mancata emissione della fattura – condizione necessaria per la nascita del credito – è sanzionata dal Legislatore.

Al contempo, però, si rileva che il rapporto di rivalsa è un rapporto tra privati, distinto dal rapporto tra Fisco e contribuente. Ciò implica che le relative liti appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario e non di quello tributario.

ENTRO QUANTO TEMPO PUÒ ESSERE ESERCITATO IL DIRITTO DI RIVALSA?

Non vi sono limiti temporali. La rivalsa può essere esercitata anche dopo che è decorso il tempo per l’emissione della fattura.

 

Detrazione

L’art. 19 stabilisce che l’ammontare dell’imposta assolta o dovuta dal soggetto passivo o a lui addebitata a titolo di rivalsa è detraibile dall’ammontare dell’imposta relativa alle operazioni effettuate con i propri clienti.

In altre parole, l’IVA a monte (pagata sugli acquisti) è detraibile dall’IVA a valle (applicata sui corrispettivi delle vendite).

Se l’IVA a debito (applicata sulle vendite) è maggiore di quella a credito (pagata sugli acquisti), la differenza va versata allo Stato. Viceversa, il contribuente potrà richiedere il rimborso.

QUANDO SORGE IL DIRITTO DI DETRAZIONE?

Con l’emissione della fattura. Pertanto, al momento dell’emissione della fattura su una vendita il contribuente matura il diritto di detrarre l’IVA sugli acquisti dall’IVA sulle vendite. Ma cosa accade se il pagamento è posticipato rispetto al momento di emissione della fattura?

In tal caso il contribuente ha maturato un debito d’imposta quando ancora non ha incassato il compenso dal cliente. In altre parole, l’impresa (o il lavoratore autonomo) pagherà l’IVA sulle vendite anche se non ha ancora incassato l’imposta dal cliente. Tale situazione può generare problemi di liquidità alle imprese. Per porre rimedio a tali situazioni, il Legislatore ha introdotto nel 2012 la c.d. “IVA per cassa”, vale a dire un meccanismo di sospensione dell’esigibilità dell’imposta (e quindi anche della detrazione) al momento del pagamento del corrispettivo, e comunque non oltre un anno dall’emissione della fattura.

Tale regime, opzionale, può riguardare i soli contribuenti aventi un volume d’affari non superiore a due milioni di euro.

LA DETRAZIONE È AMMESSA PER TUTTI I CORRISPETTIVI?

No. Non è detraibile l’imposta relativa all’acquisto di beni di beni e servizi:

  1. che afferiscono ad operazioni esenti o comunque non soggetti ad imposta IVA;
  2. non inerenti.

Con riguardo al punto sub b), la detraibilità dell’IVA a monte è condizionata dalla presenza di un nesso di inerenza tra costo sostenuto ed all’attività d’impresa (o lavoro autonomo): non si può detrarre l’IVA su acquisti che non hanno un nesso funzionale-operativo con l’attività svolta. Per tale ragione non è detraibile l’IVA relativa all’acquisto di aerei e imbarcazioni.

In alcuni casi, in realtà, il Legislatore ammette una inerenza “parziale” del bene e, quindi, ammette anche una detrazione parziale: l’IVA sulle auto è detraibile nella misura del 40%.

 

Bibliografia:

F. Tesauro, “Istituzioni di diritto tributario. Vol. 2: Parte speciale”, Roma, Utet, 2012;

G. Marongiu e A. Marcheselli, “Lezioni di diritto tributario”, Torino, Giappichelli Editore, 2013;

C. Orsi, “Manuale pratico del commercialista”, Salerno, Maggioli Editore;

 

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