Venerdì, 18 Giugno 2021

Usufrutto e affitto dell'azienda

 

Usufrutto dell'azienda

L'imprenditore può cedere l'azienda, ma potrebbe anche decidere di costituirvi un diritto di usufrutto. In tal caso il Legislatore ha contemperato due esigenze contrapposte: l’esigenza dell’usufruttuario di gestire l’azienda traendone dei frutti; l’esigenza del nudo proprietario che, al termine dell’usufrutto, vorrà avere indietro la sua impresa nelle stesse condizioni in cui era quando l’ha concessa in usufrutto.

 

La tutela del nudo proprietario (obblighi usufruttuario)

Al fine tutelare le esigenze del nudo proprietario il Legislatore ha stabilito che l'usufruttuario è tenuto ad osservare una serie di obblighi, ossia ha l’obbligo di:

  • conservare l’azienda;
  • mantenere la ditta;
  • gestire l’azienda.

Per quanto riguarda l’obbligo di conservare l’azienda, dato che l’usufruttuario utilizzerà l’azienda per un periodo limitato tempo[1], trascorso il quale l’azienda tornerà al nudo proprietario, il Legislatore ha ritenuto opportuno fissare un obbligo di conservazione dell’azienda in capo all’usufruttuario. L’usufruttuario potrà così trarre dei frutti dalla gestione dell’azienda per poi, al termine dell’usufrutto, riconsegnarla nelle stesse condizioni nella quale gli era stata l’ha trovata. In particolare, il c.c. stabilisce che l’usufruttuario dovrà mantenere:

  • la destinazione economica dell’impresa. Se a un soggetto viene concesso in usufrutto un ristorante, non potrà trasformarlo in un bar. Il discorso diviene più complicato se si ammette che ogni impresa è una realtà dinamica, che muta nel tempo anche al fine di sopravvivere alla concorrenza. Se a un soggetto viene concesso in usufrutto un bar, ed egli lo ampia aggiungendo un servizio di tavola calda, vi è cambiamento della destinazione economica? È possibile presumere di si, anche se l’aperura della tavola calda potrebbe rivelarsi un successo per gli affari;
  • l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti. Se a un soggetto viene consegnata una impresa, egli dovrà garantire una certa manutenzione degli impianti affinché gli stessi non deperiscano e, per le stesse ragioni, non potrà rivendere i macchinari;
  • le normali dotazioni di scorte. La dotazione di scorte deve essere coerente con l’attività svolta dall’impresa. Se quest’ultima vende panettoni e a gennaio (ossia trascorso il periodo di vendita) vi sono i magazzini pieni di panettoni, allora vuol dire che l’usufruttuario ha sopravvalutato le reali necessità del mercato. Tali maggiori scorte sono frutto di una cattiva gestione. Le scorte in eccesso alle normali esigenze rimarranno a carico dell’usufruttuario, e non del nudo proprietario, nel momento in cui vi sarà la cessazione dell’usufrutto.

Per quanto riguarda l’obbligo di mantenere la ditta, dovendo l’azienda ritornare al nudo proprietario alle stesse condizioni di quando l’ha concessa in usufrutto, è evidente che l’usufruttuario dovrà usare la ditta originaria. Infatti, in caso contrario, è logico aspettarsi che nel tempo la clientela, non trovando più la ditta, si dimentichi della stessa. In tal caso, la ditta perderebbe la sua capacità distintiva, e pertanto, nel momento in cui l’usufrutto terminerà, il nudo proprietario otterrà una impresa in cui la ditta originaria non ha la stessa notorietà che aveva in passato.

Per quanto riguarda l’obbligo di gestire l’azienda, l’usufruttuario non potrà cessare arbitrariamente lo svolgimento dell’attività d’impresa. Qualora ciò avvenga vi potrebbe essere un notevole danno nell’organizzazione dell’impresa e nei rapporti che legano l’azienda alle altre che operano nel suo stesso ambiente (fornitori, clienti, banche ecc.).

COSA ACCADE SE L’USUFRUTTUARIO NON RISPETTA TALI OBBLIGHI?

Il nudo proprietario può richiedere la cessazione dell’usufrutto, ed anche rifiutarsi di includere nell’azienda i beni che sono stati acquistati in violazione dell’obbligo di conservazione dell’impresa. Si ipotizzi che l’usufruttuario acquisti un macchinario per € 10.000 che produce una quantità di beni superiore rispetto alla richiesta del mercato. Il macchinario precedente, invece, aveva un costo di soli € 1.000. Secondo il c.c. alla fine dell’usufrutto il nudo proprietario dovrà all’usufruttuario ben 9.000 euro. In realtà il nuovo macchinario è sovradimensionato e, quindi, acquistato contrariamente al principio di conservazione. In tal caso il nudo proprietario potrà decidere di non pagare il macchinario. Un discorso analogo vale nel momento in cui vengono ceduti beni funzionali all’attività d’impresa e non vengono sostituiti.

 

La tutela dell’usufruttuario (obblighi nudo proprietario)

Tutti i suddetti obblighi in capo all’usufruttuario vanno a tutelare l’interesse del nudo proprietario affinché l’azienda gli sia riconsegnata alle stesse condizioni di quando l’ha concessa in usufrutto. In realtà, il Legislatore prevede anche degli obblighi in capo al nudo proprietario, al fine di tutelare gli interessi dell’usufruttuario, ed affinché questo possa trarre dei frutti dall’impresa. In particolare in capo al nudo proprietario insiste un divieto di concorrenza nei confronti dell’azienda concessa in usufrutto. In tal caso, il divieto ha una durata pari alla durata dell’usufrutto dell’azienda. Inoltre, nel caso dell’usufrutto è possibile distinguere due fasi:

  1. in una prima fase l’imprenditore si priva della propria attività a favore del terzo usufruttuario. In tale prima fase vige un divieto di concorrenza in capo all’imprenditore (nudo proprietario) per tutto il periodo del contratto. La domanda da porsi è se questa disposizione contrasta con l’art. 2596 c.c., dove si ammette che il patto di non concorrenza non può avere una durata superiore ai 5 anni. In realtà no, in quanto non vi è un netto distacco tra proprietà dell’azienda e nudo proprietario. Infatti, alla fine del periodo di usufrutto, l’azienda ritornerà all’imprenditore. Quindi manca uno dei presupposti del patto di non concorrenza, ossia la cessione a titolo definitivo dell’azienda.
  2. In una seconda fase l’imprenditore disporrà nuovamente dell’azienda. Nonostante il silenzio del c.c., si può ritenere che in tale fase all’usufruttuario spetterà un divieto di concorrenza di almeno 5 anni.

 

Successione nei contratti

Una volta stabiliti gli obblighi di entrambe le parti, il c.c. stabilisce cosa accade, nel caso di usufrutto dell’azienda, ai contratti stipulati precedentemente all’usufrutto dall’imprenditore (nudo proprietario). A tal riguardo, all’usufrutto si applicano la stessa disciplina del trasferimento dell’azienda per tutta la durata dell’usufrutto. Per cui:

  • salvo patto contrario l’acquirente subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda, a meno che non abbiano carattere personale;
  • il consenso del terzo contraente non è necessario;
  • il terzo contraente può solo recedere dal contratto entro tre mesi e solo per giusta causa, salvo la responsabilità dell'alienante;
  • l’acquirente subentra nei contratti in questione dal momento della iscrizione del contratto di trasferimento nel registro delle imprese.

Tra queste disposizioni quella che suscita maggiore interesse è sicuramente la prima, dove si ammette che le parti possano anche stabilire che l’usufruttuario non subentri in alcuni dei contratti stipulati precedentemente all’usufrutto. Infatti, tale disposizione sembrerebbe contrastare con l’obbligo di conservazione dell’azienda. È difficile pensare che il nudo proprietario accetti che l’usufruttuario non dia seguito a dei contratti (magari di fornitura) che potrebbe ritenere fondamentali per la conservazione dell’azienda.

 

Trasferimento dei crediti

Per quanto riguarda i crediti, il c.c. stabilisce che alla fattispecie dell’usufrutto si applica la disciplina del trasferimento dell’azienda se, però, la cessione dei crediti è espressamente prevista dalle parti. Il problema si pone alla fine dell’usufrutto. In particolare, i crediti sorti durante la gestione dell’usufruttuario andranno al nudo proprietario? Anche in questo caso la cessione dei crediti a favore del nudo proprietario deve essere espressamente prevista nel contratto di usufrutto.

 

Trasferimento dei debiti

Per quanto riguarda i debiti, nel silenzio della legge, la giurisprudenza ritiene che l’usufruttuario non risponde per i debiti aziendali anche se questi risultino dalle scritture contabili. Ciò, però, non vale per i debiti verso i lavoratori dove l’usufruttuario ne risponde in solido con il nudo proprietario.

 

Disciplina della fine dell’usufrutto

COSA ACCADE AL TERMINE DELL’USUFRUTTO?

Al termine dell'usufrutto potrà accadere che i beni aziendali abbiano una consistenza superiore o inferiore rispetto al momento in cui l'usufruttuario ne ha preso possesso. Se vi è tale differenza, sarà regolata in denaro secondo i valori correnti al momento della cessazione dell'usufrutto.

A tal riguardo, nel calcolo della consistenza dei beni aziendali, nel caso:

  • dei beni materiali, come i macchinari, il deperimento rimane a carico dell’usufruttuario che, quindi, dovrà sborsare una somma per coprire la diminuzione di valore del bene;
  • delle scorte, vale quanto stabilito per i beni materiali, salvo che non dovranno essere conteggiate quelle scorte superiori alle normali esigenze dell’attività d’impresa.
  • dei crediti, si fa semplicemente riferimento al loro valore numerario.

Tutti questi valori vanno espressi a valori correnti al momento della cessazione dell’usufrutto.

Ne deriva che se prima del termine dell’usufrutto i macchinari a disposizione hanno visto incrementare il loro valore (si ipotizzi da 1000 a 3000), questa è la quantità che dovrà essere conteggiata al fine di stabilire se la consistenza dei beni aziendali alla fine dell’usufrutto è superiore o inferiore a quella inziale.

La domanda da porsi è se nel suddetto calcolo va incluso l’avviamento che potrà essere diminuito o aumentato. È possibile considerare anche l’avviamento, ma è necessaria una apposita clausola contrattuale

 

Affitto dell’azienda

All’affitto dell’azienda si applicano le stesse disposizioni dell’usufrutto con l’unica differenza della cessione dei crediti. Infatti all’affitto dell’azienda non si applicano le disposizioni relative al trasferimento dell’azienda, per cui la cessione del credito, pur essendo ammissibile, non produrrà i suoi effetti con il deposito del contratto di affitto presso il registro delle imprese, sarà necessaria la notifica della cessione del credito ad ogni debitore.

 

[1] L’usufrutto può essere limitato temporalmente o stabilito per tutta la vita dell’usufruttuario.

 

Bibliografia:

G. Campobasso, “Manuale di diritto commerciale”, Roma, Utet, 2012;

A. Gambino, Daniele U. Santosuosso, “Fondamenti di diritto commerciale vol.1”, Torino, Giappichelli Editore, 2007;

A. Vanzetti, V. Di Cataldo, “Manuale di diritto industriale”, Giuffré Editore, sesta ed.

www.dirittoprivatoinrete.it

 

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