Venerdì, 18 Giugno 2021

Gli effetti naturali del trasferimento dell’azienda - successione nei contratti

Con il trasferimento dell’azienda si producono diversi effetti accessori (naturali) volti a garantire la migliore realizzazione della volontà delle parti con riferimento al contratto che hanno sottoscritto. Tali effetti sono:

  1. il divieto di concorrenza;
  2. la successione dei contratti;

Nel presente paragrafo verrà trattato il secondo di tali effetti naturali, ossia la successione nei contratti

 

Successione nei contratti (art. 2558 c.c.)

Il secondo effetto naturale del trasferimento dell’azienda è la successione nei contratti facenti capo all’imprenditore. A tal riguardo il codice civile stabilisce che:

  1. salvo patto contrario, l’acquirente subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda, a meno che non abbiano carattere personale;
  2. il consenso del terzo contraente non è necessario;
  3. il terzo contraente può solo recedere dal contratto entro tre mesi, e solo per giusta causa, salvo la responsabilità dell'alienante;
  4. l’acquirente subentra nei contratti in questione dal momento della iscrizione del contratto di trasferimento nel registro delle imprese.

 

a)   L’azienda subentra nei contratti già stipulati dall’azienda

L’azienda esercitando la propria attività diviene parte in numerosi contratti, si pensi ai contratti di fornitura, di distribuzione del prodotto fabbricato, di trasporto dei semilavorati, di consulenza contabile, somministrazione dell’energia elettrica ecc.. Affinché l’acquirente possa fruire dell’azienda alle stesse condizioni dell’alienante dovrà subentrare in tutti questi contratti.

Tale regola generale incontra diversi limiti:

  1. la volontà delle parti, che potrebbero pattuire diversamente, ossia che il cessionario non subentri nei contratti del cedente;
  2. i contratti intuitu personae, ossia quei contratti dove hanno particolare rilevanza le qualità personali dei contraenti. Si pensi ai contratti di mandato, d’appalto, d’agenzia ma anche a alle prestazioni a contenuto artistico. In tali casi non vi sarà successione nei contratti in quanto viene a modificarsi la persona che dovrà rendere la prestazione;
  3. deve trattarsi di contratti a prestazioni corrispettive non ancora integralmente eseguiti da nessuna delle due parti. Non rientrano, pertanto, nella previsione della norma in esame, né i contratti con prestazioni a carico di una sola parte (i quali, come fonti di un credito o di un debito, sono oggetto della disciplina approntata dagli artt. 2559 e 2560 cod. civ.), né i contratti a prestazioni corrispettive nei quali residua solo un debito o un credito per l'imprenditore, essendo già stata interamente eseguita una delle due prestazioni a favore dell’alienante. In tali casi troveranno applicazione gli artt. 2559 e 2600 del c.c..

 

b)  il consenso del terzo contraente

Diversamente da come stabilisce la disciplina generale sulla cessione del contratto, nel caso del trasferimento dell’azienda il consenso del terzo contraente non è  necessario. Ciò al fine di garantire che il passaggio dal vecchio al nuovo proprietario avvenga nel minore tempo possibile.

 

c)    Il recesso del terzo contraente

Pur ammettendo che nel caso di trasferimento dell’azienda il consenso del terzo contraente non è necessario, al contempo il Legislatore riconosce al terzo contraente la possibilità di recedere dal contratto entro tre mesi, ma solo per giusta causa, salvo la responsabilità dell'alienante.

Analizzando tale disposizione, il terzo contraente ha la possibilità di recedere solo per giusta causa. Ma quando vi è giusta causa? Secondo la giurisprudenza quando il nuovo imprenditore non è affidabile dal punto di vista economico-finanziario. Si pensi, ad esempio, al caso in cui venga affittato un locale a un imprenditore di fiducia e molto solvibile dal punto di vista finanziario. Tale appartamento diverrà la sede della sua azienda. Ad un certo punto tale imprenditore vende la propria attività a un soggetto che risulta già fallito in passato e che non dispone di adeguate garanzie finanziarie per gli eventuali danni che potrebbe arrecare all’appartamento. In tal caso vi è giusta causa per chi ha affittato il locale a recedere dal contratto di affitto.

Continuando l’analisi della disposizione relativa al punto c), nella parte finale dell’articolo in esame si afferma che l’acquirente potrà rifarsi sull’acquirente nel caso in cui il terzo receda dal contratto. Tale possibilità, ovviamente, è ammissibile quando il recesso del contratto del terzo è imputabile all’alienante. Si ipotizzi che l’alienante nel momento in cui decide di vendere l’azienda comincia a non pagare più i fornitori. Se dopo la conclusione del contratto questi recederanno dal contratto perché non sono mai stati pagati in passato, l’acquirente potrà rifarsi sull’alienante.

 

d)  L’iscrizione nel registro delle imprese

Per quanto riguarda, infine, l’ultimo punto, l’acquirente subentra nei contratti in questione dal momento della iscrizione del contratto di trasferimento nel registro delle imprese.

 

Deroghe alla disciplina sulla successione dei contratti

Quanto detto finora non vale nel caso di alcuni contratti che, quindi, operano in deroga alla disciplina del trasferimento dell’azienda. Si tratta del caso del:

  • contratto di lavoro subordinato. Secondo il codice civile in caso di trasferimento dell’azienda:
    • il rapporto di lavoro continua con il cessionario, per cui il lavoratore non perde il lavoro;
    • il lavoratore conserva tutti i diritti che derivano dal suddetto rapporto di lavoro, per cui al lavoratore, in seguito alla cessione dell’azienda, non può essere, ad esempio, ridotto lo stipendio o incrementato l’orario di lavoro;
    • il cedente e il cessionario sono obbligati in solido per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento (per mancato pagamento degli stipendi, ferie non godute ecc.),e ciò anche se tali crediti non risultavano dalla contabilità al momento del trasferimento e, quindi, l’acquirente non ne poteva essere a conoscenza. Tale ultima disposizione non vale nel caso degli altri debiti. Ciò evidenzia la volontà del Legislatore di garantire la massima tutela del lavoratore in caso di trasferimento dell’azienda;
    • l’acquirente è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali vigenti alla data di trasferimento dell’azienda, fino alla loro scadenza. Ne deriva che con il trasferimento dell’azienda tali contratti non vengono meno e non possono essere modificati: il lavoratore manterrà il contratto di lavoro stipulato prima del trasferimento;

Tutte queste disposizioni evidenziano la volontà del Legislatore di tutelare il più possibile il lavoratore nel caso di trasferimento dell’azienda., ovvero, di evitare che la cessione dell’azienda diventi uno strumento per licenziare i lavoratori. DOVE È LA DEROGA RISPETTO ALL’ART 2558 C.C.? Differentemente da quanto avviene per gli altri contratti, nel caso del contratto di lavoro subordinato l’acquirente non potrà decidere di non subentrarvi;

  • contratto di consorzio. Nel caso di trasferimento di una azienda che ha aderito a un consorzio, l’imprenditore entrerà di diritto a far parte del consorzio, salvo la possibilità per gli altri consorziati di deliberare entro un mese (e non tre mesi, come per gli altri contratti) dalla notizia dell’avvenuto trasferimento, l’esclusione dell’acquirente dal consorzio. Anche in tal caso è necessaria una giusta causa;
  • contratto di edizione. Secondo il c.c. nel caso di cessione dell’azienda i diritti dell’editore cedente non possono essere trasferiti all’acquirente se vi sia pregiudizio alla reputazione o alla diffusione dell’opera. In tal caso, diversamente da quanto stabilisce l’art. 2558 c.c. non si parla di giusta causa, ma di pregiudizio alla reputazione o alla diffusione dell’opera;
  • contratto di locazione ad uso commerciale. Nel caso di trasferimento dell’azienda il contratto di locazione pattuito dal cedente si trasferisce al cessionario con l’azienda, salvo il diritto del locatore di opporsi entro 30 giorni ( e non 3 mesi) per gravi motivi ( qui non si parla di giusta causa).

Infine, quanto visto per il trasferimento dell’azienda in materia di successione dei contratti vale anche nei confronti dell’usufruttuario e dell’affittuario nel caso di, rispettivamente, usufrutto e affitto.

 

 

Bibliografia:

G. Campobasso, “Manuale di diritto commerciale”, Roma, Utet, 2012;

A. Gambino, Daniele U. Santosuosso, “Fondamenti di diritto commerciale vol.1”, Torino, Giappichelli Editore, 2007;

A. Vanzetti, V. Di Cataldo, “Manuale di diritto industriale”, Giuffré Editore, sesta ed.

www.dirittoprivatoinrete.it

 

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