Venerdì, 18 Giugno 2021

L’impresa artigiana – legge quadro 443/1985

 

Per quanto si è detto nel precedente articolo, possiamo ricomprendere nella categoria dei piccoli imprenditori, gli artigiani.

Ma quando si ha una impresa artigiana?

Per rispondere a tale domanda il Legislatore ha promulgato la legge quadro sull’artigianato 443/1985, individuando le caratteristiche che i piccoli imprenditori devono rispettare per esser riconosciuti come appartenenti alla categoria degli artigiani.

A tal riguardo, “é imprenditore artigiano colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l'impresa artigiana, […] e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo” (art. 2 della legge 443/1985).

L'elemento caratterizzante dell'impresa artigiana è proprio l'artigiano, o meglio, l'attività che svolge l'artigiano: quest'ultimo, infatti, non deve limitarsi a gestire l'impresa ma deve intervenire personalmente "nel processo produttivo", anzi intervenire "in misura prevalente" nella produzione. 

In realtà, la presenza dell’artigiano nel processo produttivo non è l’unico elemento caratterizzante l’impresa artigiana.

Evidentemente, vi possono essere imprese artigiane che si avvalgono dell'attività di dipendenti e dell'aiuto di macchine per la produzione.

In questi casi può essere difficile distinguere l'imprenditore artigiano dall'imprenditore commerciale, ed è per questo motivo che l'art. 4 pone dei limiti dimensionali all'impresa artigiana, ad esempio un massimo di 22 dipendenti per la produzione di serie.

Altro elemento caratterizzante l’impresa artigiana è il tipo di attività svolta. L'art. 3 della suddetta legge delinea quelle attività che possono e quelle che non possono essere oggetto del lavoro dell'impresa artigiana. Per cui:

  • attività prevalente: svolgimento di un'attività di produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazioni di servizi;
  • attività escluse: sono escluse dall'attività dell'impresa artigiana le attività agricole e le attività di prestazione di servizi commerciali, di intermediazione nella circolazione dei beni o ausiliarie di queste ultime, di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, salvo il caso che siano solamente strumentali e accessorie all'esercizio dell'impresa artigiana.

Da quanto detto finora sorge una domanda: l’impresa artigiana può utilizzare macchinari in serie?

Quando l'impresa si avvale di macchine la produzione deve comunque avvalersi dell'intervento manuale dell'artigiano. In altre parole, "non deve fare tutto la macchina".

Ciò non vale solo per le macchine. In maniera simile a quanto detto per le macchine utilizzate per la produzione, nel caso in cui vi siano dipendenti questi non devono produrre il bene in maniera del tutto autonoma, ma devono seguire le direttive dell'artigiano. Deve trattarsi, cioè, sempre di un prodotto frutto dell'inventiva dell'artigiano.

Cosa succede se tali norma non vengono rispettate?

Il mancato rispetto di queste condizioni comporterà l'equiparazione dell'impresa artigiana all'impresa commerciale, con la conseguente soggezione al fallimento.

L'art. 5 della legge 443\1985, infine, istituisce un albo delle imprese artigiane dove devono iscriversi le imprese che intendono godere delle agevolazioni che loro riservano le Regioni.

 

Forma societaria nell’impresa artigiana

Sempre il suddetto art. 3 della legge 443/1985 ammette la possibilità che l’impresa artigiana venga costituita sotto forma di società. In tal caso:

  • deve rispettare i limiti dimensionali e svolgere l'attività delle imprese artigiane;
  • non può essere svolta nella forma dei S.p.a. o di S.a.p.a. ma può essere svolta nelle forme di S.r.l. pluripersonale;
  • è richiesto che la maggioranza dei soci (o uno, nel caso di due soci) svolgano in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell'impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale;
  • può essere svolta in forma di cooperativa.

 

Bibliografia:

G. Campobasso, “Manuale di diritto commerciale”, Roma, Utet, 2012;

A. Gambino, Daniele U. Santosuosso “Fondamenti di diritto commerciale vol.1”, Torino, Giappichelli Editore, 2007;

dirittoprivatoinrete.it

 

 

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