Venerdì, 18 Giugno 2021

Limiti all’esercizio del diritto di voto del socio in conflitto di interesse

L'esercizio di diritto di voto è in via di principio rimesso all'apprezzamento discrezionale del socio, il quale deve però esercitarlo in modo da non arrecare un danno al patrimonio della società.

Tale libertà è garantita anche quando vi è un conflitto di interessi per il socio, ossia quando esso ha un interesse contrastante con l’interesse della società. Si pensi al caso in cui l'assemblea è chiamata a deliberare sull'acquisto di un immobile di proprietà del socio, o sul compenso al socio amministratore. In tutti questi casi il c.c. afferma che il socio è libero di astenersi o votare, ma se il socio vota allora la delibera è impugnabile da tutti i soggetti indicati dall’art. 2377 c.c. a condizione che vengano soddisfatte 2 condizioni:

    1. il voto del socio è stato determinante per il raggiungimento della maggioranza (prova di resistenza);
    2. la società può subire un danno patrimoniale dalla delibera (danno potenziale)

Due ipotesi tipiche di conflitto di interessi sono menzionate proprio dal c.c., che infatti:

    1. vieta ai soci amministratori di votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilità;
    2. nel sistema dualistico, vieta ai soci componenti del consiglio di gestione di votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, la revoca, o la responsabilità dei consiglieri di sorveglianza.

Un caso particolare di conflitto di interesse si verifica quando una deliberazione sia adottata dalla maggioranza per danneggiare i soci di minoranza.

Ad esempio, viene deliberato di aumentare il capitale sociale a pagamento al solo fine di ridurre la quota di partecipazione di un socio di minoranza impossibilitato a sottoscrivere l'aumento.

Ovvero, si delibera sistematicamente di non distribuire dividendi per deprimere il valore di mercato delle azioni, costringendo cosi il socio minoritario a vendere le azioni.

Ed ancora, la maggioranza decide lo scioglimento della società, per poi costituirne una nuova senza includere il socio sgradito.

In questi casi può essere richiesta l’invalidità della delibera affermando che essa ha il solo scopo di danneggiare il socio di minoranza?

In prima battuta no, in quanto non vi è un danno patrimoniale alla società, a meno che il socio dimostra che quella delibera è stata presa al solo scopo di danneggiarlo: ipotesi molto difficile da dimostrare.

                                                                                                                                                                                                   Alessandro D’Antonio

 

Bibliografia:

G. Campobasso, “Manuale di diritto commerciale”, Roma, Utet, 2012;

A. Gambino, Daniele U. Santosuosso, “Fondamenti di diritto commerciale vol.2”, Torino, Giappichelli Editore, 2007;

www.dirittoprivatoinrete.it

 

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