Venerdì, 18 Giugno 2021

S.p.A. – circolazione delle azioni

Con circolazione si intende il trasferimento del possesso di un titolo azionario da un soggetto ad un altro.

Come può avvenire tale trasferimento?

Dipende dal tipo di titolo azionario considerato.

Orbene, il titolo azionario è un documento che rappresenta le quote di partecipazione in una S.p.A. Così se un soggetto possiede azioni per un valore di due milioni, tale partecipazione alla società sarà attestata da un “certificato”, detto titolo azionario.

Il c.c. distingue due tipologie di titolo azionario:

  • nominativo, in cui sono indicate le generalità del proprietrio delle azioni che, di conseguenza, potranno essere riscosse solo da quest'ultimo;
  • al portatore, che possono essere riscosse da chiunque, essendo anonimo.

In linea generale se è vero che tutte le S.p.A. emettono delle azioni è altresì vero che non tutte le S.p.A. emettono titoli azionari. In quest’ultimo caso la qualità di socio è provata dall'iscrizione del soggetto nel libro dei soci.

Presupposto quanto sopra riportato, allora è possibile affermare che il trasferimento delle azioni varia a seconda che vi sia o meno un titolo azionario, e nell’ambito delle azioni rappresentate da titoli azionari il trasferimento avverrà in maniera diversa a seconda se il titolo è nominativo o al portatore.

Nel caso di titoli azionari "al portatore", il trasferimento avviene con la consegna dei suddetti titoli azionari.

Nel caso di titoli azionari “nominativi”, possiamo distinguere due modalità di trasferimento:

  1. transfer, ossia annotazione del nome dell'acquirente sul titolo e sul libro dei soci;
  2. girata autenticata da notaio, funzionario di banca o società di intermediazione mobiliare.

Nel caso in cui non siano stati emessi dei titoli azionati, allora il trasferimento delle azioni vi sarà mediante iscrizione dell'acquirente sul libro dei soci. In tal caso, ovviamente, l’acquirente delle azioni dovrà esibire agli amministratori il titolo che attesta il trasferimento delle azioni a suo vantaggio (ad esempio una scrittura privata autenticata).

In realtà dal 1 gennaio 1999 è stata introdotta la dematerializzazione delle azioni scambiate nei mercati regolamentati

Con tale termine si intende il fatto che le azioni non sono più rappresentate da un titolo cartaceo – “certificato” detto mantello - ma da semplici scritture contabili.

Quindi in conseguenza della suddetta de-materializzazione l'esercizio dei diritti connessi alla proprietà del titolo (riscossione dividendi, rimborso del capitale, possibilità di partecipare alle assemblee degli azionisti, ecc.) viene garantita non dal certificato cartaceo, ma da una annotazione effettuata presso un intermediario autorizzato (Monte Titoli Spa).

Come funziona tale sistema?

Il primo passo è l’inserimento delle azioni possedute dal socio in una custodia titoli nominativa, e il conseguente accentramento delle azioni presso la società Monte Titoli Spa che si occuperà di gestire la movimentazione delle stesse azioni tra gli intermediari.

Alla custodia titoli deve essere necessariamente collegato un conto corrente.

Come varia il trasferimento del titolo?

In tal caso il trasferimento dell’azione avviene mediante scritturazione effettuata dal depositario – Monte Titoli S.p.A. -, che provvede alla loro cancellazione dal conto dell’alienante ed alla loro iscrizione nel conto dell’acquirente.

 

I limiti alla circolazione delle azioni

La circolazione della partecipazione azionaria è, di regola, libera.

In realtà possono essere ammessi dei limiti alla circolazione della azioni:

    1. legali, quando è lo stesso c.c. a limitare la circolazione delle azioni;
    2. convenzionali, quando sono i soci, attraverso degli accordi, a limitare la circolazione delle azioni

a)   Limiti legali

La libera trasferibilità è esclusa o limitata per legge in determinate ipotesi:

    1. le azioni liberate con conferimenti diversi dal denaro non possono essere alienate prima del controllo della valutazione
    2. le azioni con prestazioni accessorie non sono trasferibili senza il consenso del consiglio di amministrazione

b)  Limiti convenzionali

In tal caso distinguiamo l'ipotesi in cui i suddetti limiti convenzionali risultano:

    1. dallo stesso atto costitutivo della società, ed in tal caso si parla di limiti statutari;
    2. da accordi non consacranti nell'atto costitutivo, ed in tal caso si parla di patti parasociali. A tal riguardo, i limiti alla circolazione delle azioni risultanti da patti parasociali vengono definiti sindacati di blocco.

I limiti statutari vengono generalmente attuati tramite tre tipologie di clausole:

  1. clausole di gradimento;
  2. clausole di prelazione;
  3. clausole di riscatto.
a)    clausole di gradimento

Lo statuto può subordinare il trasferimento delle azioni alla valutazione di un organo sociale o di altri soci.

Se da un lato il codice civile ammette la possibilità che il trasferimento delle azioni sia soggetta alla valutazione soggettiva di altri soci, dall’altro lato lo stesso Legislatore fissa dei limiti a tale discrezionalità, stabilendo che se tale valutazione non è legata a dei parametri prefissati – ad esempio l’aver conseguito una condanna penale con l’interdizione dai pubblici uffici – la clausola di gradimento è inefficace se non prevede:

  1. un obbligo di acquisto delle azioni poste in vendita dall’azionista che intende uscire dalla società;
  2. il diritto del socio che intende vendere le azioni di recedere dalla società.

La ratio di tali disposizioni è quella di evitare che il socio rimanga “imprigionato” nella società volendo vendere le sue azioni ma incontrando di volta in volta il parere negativo degli altri soci che non ammettono il potenziale acquirente all’interno della società.

b)    clausole di prelazione

È la clausola che impone al socio che intende vendere le proprie azioni di offrirle preventivamente agli altri soci, e di preferirli ai terzi a parità di condizioni. La clausola quindi consente di impedire l'ingresso in società di soci non graditi, senza precludere al socio che vuole uscire di riuscire a vendere la sua quota.

La violazione del patto di preferenza comporta l'inefficacia del trasferimento non solo nei confronti della società, che può rifiutare l'iscrizione dell'acquirente nel libro soci, ma anche nei confronti dei soci beneficiari del diritto di prelazione, in quanto a quest'ultimi è riconosciuto il diritto di riscattare dal terzo acquirente le relative azioni al prezzo pagato da quest’ultimo.

A tal punto della trattazione risulta utile porsi un interrogativo: perché prevedere le suddette clausole direttamente nell’atto costitutivo invece di concordarle con ogni singolo azionista?

Se tali patti non fossero iscritti nell’atto costitutivo e fossero pattuiti tra i soci (dando vita a patti parasociali) gli stessi accordi avrebbero rilievo solo tra le parti e non nei confronti dei terzi. Conseguentemente la loro violazione non comporterebbe l’invalidità della vendita delle azioni, e quindi la società non potrebbe rifiutarsi di iscrivere l'acquirente nel libro dei soci. L'inadempiente sarebbe tenuto solo al risarcimento dei danni nei confronti degli altri soci.

Viceversa, iscrivendo tali patti nell’atto costitutivo (statuto) essi divengono opponibili ai terzi.

c)     clausole di riscatto

Tali clausole prevedono il potere di riscatto delle azioni da parte della società o dei soci al verificarsi di determinati eventi, ad esempio in caso di morte dell'azionista (al fine di evitare che subentrino gli eredi) o di mancata esecuzione delle prestazioni accessorie che il socio si è obbligato ad attuare.

                                                                                                                                                                 Alessandro D’Antonio

Bibliografia:

G. Campobasso, “Manuale di diritto commerciale”, Roma, Utet, 2012;

A. Gambino, Daniele U. Santosuosso, “Fondamenti di diritto commerciale vol.2”, Torino, Giappichelli Editore, 2007;

www.dirittoprivatoinrete.it

 

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