Venerdì, 18 Giugno 2021

Ammortamento francese: l'orientamento diventa unanime

Ancora oggi, passando in rassegna le sentenze dei Tribunali e le decisioni dell'arbitro bancario, è possibile rinvenire un gran numero di ricorsi aventi ad oggetto l'applicazione dell'ammortamento francese nei mutui che, secondo i ricorrenti, comporterebbe un effetto anatocistico illegittimo

Dopo alcune sentenze piuttosto ambigue, l'orientamento giurisprudenziale sembra unanime. Nel presente articolo si ripercorre brevemente l'evoluzione della giurisprudenza.

 

IL PUNTO DI PARTENZA: SENTENZA N. 113/2008 DEL TRIBUNALE DI BARI

L'analisi deve necessariamente partire dalla sentenza del Tribunale di Bari n. 128 del 2008 che, in maniera del tutto innovativa, dichiarò illegittima l'applicazione del piano di ammortamento alla francese. Di seguito uno stralcio della sentenza:

"Mentre nella parte letterale del contratto si stabilisce un tasso rispettoso del sistema civilistico italiano della maturazione dei frutti civili, nel piano di ammortamento viene applicato, in maniera del tutto inaspettata, quanto illegittima, il c.d. ‘ammortamemento alla francese’: ossia un metodo che comporta la restituzione degli interessi con una proporzione più elevata in quanto contiene una formula di matematica attuariale, giusta la quale l’interesse applicato è quello composto e già non quello semplice (previsto dal nostro codice civile all’art. 821, comma 3). Il tasso nominale di interesse pattuito letteralmente nel contratto di mutuo non si può assolutamente maggiorare nel piano di ammortamento, né si può mascherare tale artificioso incremento nel piano di ammortamento, poichè il calcolo dell’interesse nel piano di ammortamento deve essere trasparente ed eseguito secondo regole matematiche dell’interesse semplice. La banca, che utilizza nel contratto di mutuo questo particolare tipo di capitalizzazione, viola non solo il dettato dell’art. 1283 c.c. ma anche quello dell’art. 1284 c.c., che in ipotesi di mancata determinazione e specificazione, ovvero di incertezza (tra tasso nominale contrattuale e tasso effettivo del piano di ammortamento allegato al medesimo contratto), impone l’applicazione del tasso legale semplice e non quello ultralegale indeterminato o incerto".

 

LA VALIDITA' DEL PIANO DI AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE: TRIBUNALE DI AREZZO, SENTENZA DEL 24.11.2011

Tre anni dopo la sentenza del Tribunale di Bari, nel 2011,  è ritornato sulla questione in esame il Tribunale Arezzo che, contrariamente all'orientamento sino a quel momento sviluppatosi, riteneva come l'ammortamento alla francese fosse del tutto regolare, non comportando una capitalizzazione degli interessi (ossia un effetto anatocistico):

"Ogni rata costante si compone di una quota interessi e di una quota capitale; dal punto di vista del mutuatario, la quota interessi rappresenta il costo per l'uso del denaro mentre la quota capitale rappresenta la somma destinata al rimborso del capitale mutuato.

L'importo della rata costante dell'ammortamento in parola è calcolato, conosciuti il capitale, il tasso di interesse ed il numero delle rate, tramite l'utilizzo del principio dell'interesse composto.

Tramite l'applicazione di detto principio si rendono cioè uguali il capitale mutuato con la somma dei valori attuali di tutte le rate previste dal piano di ammortamento.

Pertanto, la somma dei valori attuali di tutte le rate previste dal piano di ammortamento è pari al capitale mutuato.

Il principio dell'interesse composto, che permette il verificarsi della catena di uguaglianze appena citata, non provoca tuttavia alcun fenomeno anatocistico nel conteggio degli interessi contenuti in ogni singola rata. Infatti, al termine di ciascun anno, ciascuna quota interessi è calcolata tramite il prodotto fra tasso di interesse e debito residuo alla medesima data. Gli interessi sono cioè quantificati tenendo conto del solo debito residuo in linea capitale e non anche di interessi pregressi.

Ne consegue che l'ammortamento francese, considerato che la quota interessi è calcolata solamente sul debito residuo in linea capitale in essere al momento del conteggio, non è affetto da anatocismo".

Quindi, il Tribunale ha ripercorso in maniera chiara il funzionamento del piano di ammortamento alla francese per dedurne che lo stesso non comporta un effetto anatocistico, ovvero l'indeterminatezza del tasso di interesse

 

LA CONFUSIONE NELLA GIURISPRUDENZA TRA IL 2012 ED IL 2014

La sentenza del Tribunale di Arezzo non ha comportato un vera e propria svolta, ed infatti tra il 2012 ed il 2014 è possibile rinvenire sentenze nei Tribunali italiani molto discordanti sull'argomento.

Il Tribunale di Benevento, con la sentenza n. 1936  del 19 novembre 2012 stabiliva la totale legittimità del piano di ammortamento alla francese, mentre il Tribunale di Isernia soffermandosi sugli effetti del piano di ammortamento francese stabiliva come segue:

"Sussiste una certa indeterminatezza, che nell’immediato non è percepita, poiché il tasso indicato contrattualmente è di certo rispettato, e di certo è rispettato il piano di ammortamento. Ma l’applicazione del tasso così individuato ad un piano di ammortamento con quote di interesse decrescenti e di capitale crescente genera un maggiore esborso del costo complessivo del mutuo. E dunque, se il tasso di interesse “è” il costo del mutuo, tale costo non è chiaramente delineato nel contratto, perché con un piano di ammortamento alla francese, il tasso pattuito e quello effettivamente applicato sono fisiologicamente discostati, ma patologicamente non percepiti dal contraente, poiché nel contratto è allegato solo un piano parzialmente sviluppato non in grado di far cogliere al cliente il maggior onere a cui dovrà sottostare".

 

L'ORIENTAMENTO ATTUALE

Attualmente la giurisprudenza è "graniticamente" orientata verso la validità del piano di ammortamento alla francese.

Il Tribunale di Roma, con la sentenza dell'11 gennaio 2016 ha stabilito che "la progressione dell'ammortamento cd "alla francese" non provoca alcun fenomeno anatocistico nel conteggio degli interessi contenuti in ogni singola rata.

Quest'ultimo si presenta nel diverso caso in cui non venga rispettata, da parte del soggetto mutuatario, la scadenza del pagamento rateale, e vengano computati su tali rate impagate gli interessi di di mora. In tal caso, tuttavia, l'art. 3 della Delibera CICR 9.2.200 consente l'anatocismo".

Il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 14477 del 18 marzo 2016, ha stabilito che:

"Nel contratto di mutuo che preveda un piano di ammortamento cd alla francese non vi è alcuna violazione del divieto di anatocismo, posto che in tal caso la quota di interessi dovuta per ciascuna rata di ammortamento è calcolata applicando il tasso convenuto solo sul capitale residuo, mentre l’anatocismo consiste nella diversa  operazione di calcolare interessi sugli interessi".

Ancora più recentemente, sempre il Tribunale di Milano con la sentenza n. 16873del 16 Febbraio 2017 ha stabilito che:

"Non comporta anatocismo la pattuizione di un piano di ammortamento alla francese, ossia mediante la previsione di rate di importo costante, ciascuna delle quali composta di una quota di capitale e una quota di interessi. Ciò in quanto in ciascuna rata la quota di interessi è calcolata non sull’intero importo mutuato ma sulla sola quota capitale via via decrescente per effetto del pagamento delle rate precedenti".

Nonostante l'attuale orientamento sia ben definito non mancano ricorsi aventi ad oggetto la contestazione del piano di ammortamento alla francese, ricorsi che finiscono tutti in un secco rigetto.

                                                                                                                       Alessandro D'Antonio



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